#MICIA
I racconti di #MICIA
Le avventure di Micia tra l’orto, il fienile e la soffitta del casolare.
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#5 Il cerchio che non stava fermo
Il giorno seguente, Micia portò il vecchio catalogo, due fogli e la matita al laghetto. Voleva vedere se i pesci veri somigliavano a quelli disegnati nell’oliveto.
Pucci camminava avanti, fermandosi a ogni fruscio. Lillo li raggiunse vicino alle canne, con la sciarpa verde salvia un po’ storta.
Sulla riva asciutta, Micia si inginocchiò e posò il catalogo chiuso sull’erba, con un foglio sopra. Nell’acqua non si vedevano pesci. Si vedevano invece una nuvola, qualche canna e due orecchie lunghissime.
«Quelle sono mie», precisò Lillo, sdraiandosi sull’erba per guardare meglio.
Micia stava disegnando la nuvola quando qualcosa fece pluf. Alzò di scatto la matita e Pucci sollevò una zampina, sorpreso.
Una ranocchia verde riemerse e si arrampicò su un sasso basso.
«Sono Kiki. Vi ho schizzato?»
«Solo il riflesso», rispose Micia. La nuvola si era spezzata in tante striscioline.
Intorno al sasso correvano cerchi sempre più larghi. Micia tentò di copiarne uno, ma quando guardò di nuovo era già cambiato.
Provò ancora. Un cerchio sparì, un altro raggiunse le canne. Lei arricciò il naso, contrariata.
Lillo indicò il foglio.
«Puoi disegnarlo com’era quando l’hai visto.»
Micia ci pensò. Disegnò un cerchio piccolo e altri due più grandi intorno. Poi aggiunse Kiki sul sasso e le orecchie riflesse di Lillo.
«Ora almeno le mie orecchie non scappano», disse il coniglio.
Kiki rise così forte che mosse di nuovo l’acqua. Stavolta Micia rise con lei.
Al casolare, il disegno rimase ad asciugare accanto a quello del pesciolino: una goccia aveva bagnato un angolo. La matita tornò nella tazzina.
«Domani troviamo un posto anche ai disegni», decise Micia.
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Il primo racconto arriverà presto.
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