#MICIA
I racconti di #MICIA
Le avventure di Micia tra l’orto, il fienile e la soffitta del casolare.
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#17 La cantina risponde
Il mattino dopo, i due rametti di pungitopo erano ancora nel vasetto sul davanzale. Micia li sistemò meglio, poi scese in cantina a cercare un cestino per le castagne.
Appena aprì la porta, sentì odore di legno e di pietra fresca. Grandi botti di vino riposavano sui sostegni lungo le pareti. Una lanterna illuminava i cerchi di ferro; dalla finestrella entrava una striscia di luce chiara.
«Buongiorno», disse Micia.
Dalla volta arrivò un saluto più debole.
Micia si fermò. Guardò dietro una botte, poi nell’angolo della damigiana. Non c’era nessuno.
«Chi ha parlato?»
Le ultime parole tornarono indietro, leggere.
Micia spalancò gli occhi. Appoggiò una zampina sul fondo rotondo della botte più grande e inclinò la testa.
«Sei stata tu?»
La botte rimase immobile.
Micia aspettò, poi provò a sussurrare. Stavolta non sentì quasi nulla. Disse il proprio nome un po’ più forte e lo udì ripetersi sotto i mattoni.
Finalmente sorrise: era l’eco della sua voce.
Fece un passo indietro e batté piano le zampine. Anche quel suono rimbalzò fra le pareti. Vicino alla porta, invece, sembrava già meno lungo.
Micia ripeté la prova due volte, cambiando posto. Si divertì tanto che si dimenticò del cestino, finché non lo vide appeso a un gancio proprio accanto all’uscita.
Lo prese e tornò verso le scale.
«Arrivederci!»
La cantina le restituì un pezzetto di saluto.
Micia rise.
«Puoi tenerlo. Domani te ne porto un altro.»
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Il primo racconto arriverà presto.
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